DALLA SEGRE A LA RUSSA
Liliana Segre ha presieduto la prima seduta del Senato, cedendo poi la Presidenza ad Ignazio La Russa. Credo che nessuno lo avrebbe mai
immaginato, ma è successo!
La Segre non ha mancato nel suo
intervento di ricordare la marcia su Roma, Matteotti, le leggi razziali,
la shoah, il nazismo, la resistenza, l’antifascismo. L’aula ha
ascoltato, applaudito, approvato… E poi ha eletto La Russa. Non sembri
irriverente: quei fatti, quelle tragedie, sono ormai scolpite nella
storia ma – appunto – sono “la Storia”, quindi non vanno dimenticati, ma
sono passati. L'auspicio è che quel mazzo di fiori, che La Russa ha offerto alla Segre, sia
un definitivo segno di riconciliazione. Adesso è ora che gli italiani,
possibilmente uniti, guardino al futuro, sia perché certi fatti non si
ripetano più, ma soprattutto perché bisogna andare faticosamente avanti,
tutti insieme.
Insediato il nuovo Parlamento,
tra pochi giorni Giorgia Meloni riceverà l’incarico di varare il nuovo
governo. Giorgia Meloni Attraversa un momento positivo in termini di
popolarità e quindi un periodo politico di relativa tranquillità, ma
all’interno di una coalizione insoddisfatta e soprattutto in una
situazione economica, che esploderà in tempi brevi. Meglio si attrezzi da
subito all’emergenza.
Entro una settimana dovrà proporre il
suo nuovo e primo Governo: scelga il meglio, “a naso”, a buonsenso,
senza “totoministri” e sulla base di rapporti diretti e personali, senza
lasciarsi troppo distrarre dalle logiche di partito e senza leggere i
giornali, nel senso che non deve aver paura di rompere anche con il
passato, perché se la continuità è importante lo è anche la diversità
visibile su alcune scelte, il che passa anche attraverso i volti che le
declinano. Credo che la maggior parte degli elettori che l’hanno votata
chieda infatti freschezza, cambio, volti nuovi coniugati alla
competenza, non importa se siano persone più o meno gradite agli
apparati.
Il momento è economicamente difficile, la “tempesta
perfetta” più che essere in agguato è già ben netta all’orizzonte, visto
che ci stiamo infilando a testa bassa in un periodo turbolento e che
per l’Italia rischia di diventare critico, non solo perché il “sistema
paese” è logorato e sarà messo alla prova, quanto perché molti saranno
tentati – all’interno e all’esterno – di sparare da subito a palle
incrociate sulla Premier e la sua nuova Maggioranza, sperando di
abbatterla il più presto possibile, come avvenne con Berlusconi nel
1994.
Al di là dei sorrisini Giorgia Meloni non può risultare
molto gradita agli apparati speculativi, alle solide alleanze
politica-potere incrostatesi nel tempo a Roma come a Bruxelles.
Dall’altra
parte la gente l’ha votata, perché spera, magari considerandola come
ultima spiaggia, oppure per protesta, o “perché il resto è anche
peggio”. In definitiva tutti hanno un grande senso di aspettativa.
Vale
sul fronte interno dove avrà ostili la maggior parte delle fonti di
stampa, i partiti avversari, sicuramente la struttura “alta” della
piramide, che la politica ha messo in piedi nei decenni e che teme di
essere a rischio di emarginazione.
All’esterno, il “boccone
Italia” è già stato abbondantemente spolpato, ma un po' di buono c’è
ancora e il forte richiamo ai valori nazionali non è stato da subito una
bella musica per chi è abituato a considerare l’Italia una realtà
debole, piagnucolosa, indebitata e quindi nella “fascia bassa” tra i
partner europei più credibili, certamente non tra i VIP dell’Unione.
La
Meloni è troppo furba per cadere invece nel tranello del
fascismo-antifascismo, anche perché è la dimostrazione pratica di una
problematica politicamente superata, che non “tira” più alla vigilia del
centenario della Marcia su Roma, anche se qualcuno faceva finta di
temerlo in campagna elettorale.
Le prime settimane saranno
quindi delicate e pericolose, ma necessarie per impostare un nuovo
ritmo, se Giorgia sarà capace di darlo al paese a cominciare dal timing
di governo. Una squadra da inventare a dispetto dei leader concorrenti,
che vorrebbero sistemare prima di tutto i propri fedelissimi, insomma
Giorgia dovrà avere il coraggio spesso di dire di no e questo sia nel
segreto dei palazzi che a livello di opinione pubblica.
Cominciano
già le agitazioni di piazza e le proteste per le bollette, giustificate
ma – guarda caso – evitate finchè il PD è stato al governo.
Mille
i problemi, a cominciare dal PRNN, che non è a posto e comunque siamo
ancora agli acconti, non alle verifiche di conformità, che libereranno il
grosso delle risorse.
Nell’infinita serie delle priorità ci sarà infine la scelta degli amici internazionali e il mercato non offre molto all’Italia.
Per
schivare le imboscate l’unico vantaggio potrebbe essere allora la
velocità nel varare il Governo, fissare paletti, avere dalla propria
parte (almeno) il Quirinale, ma senza perdere la propria identità.
Francesco Paolo Resta Segretario di FdI Gioia del Colle